CASE STUDY
Didattica e Apprendimento
Vi porto una mia reale esperienza sull’importanza di sapere “come funzioniamo” (non quanto…) dal punto di vista del nostro cervello relativamente all’apprendimento e quindi alle modalità di insegnamento.
Alla luce dei nuovi studi di neuroscienze ho rivisto alcuni casi di miei alunni, la loro tipicità e compreso ancor meglio il perché di alcuni comportamenti.
Sono contenta perché, data la mia passione per l’insegnamento, l’attenzione all’unicità delle caratteristiche di ogni singolo studente, e soprattutto alla mia disponibilità per la personalizzazione dei percorsi, già 30 anni fa mi ero mossa piuttosto bene.
Credo che se avessi avuto a disposizione gli strumenti attuali, avrei fatto miracoli.
Mi spiego meglio: ho insegnato per una decina d’anni lingua inglese in una scuola media e parallelamente in corsi per adulti.
Desidero però soffermarmi sull’esperienza prevalente con i ragazzi, sia perché più continuativa, ma anche perché in una fascia di età dove ciò che semini trova terreno fertile per creare conoscenze ed interessi al lungo termine.
Caso: ANDREA C. 11-14 anni
Ragazzo vivace, intelligente, energico, espressivo, istintivo, ironico, cinestesico, solare, sportivo, ben integrato nel gruppo, mancino.
Un disprezzo totale per la lingua inglese dovuto anche all’esperienza precedente alle elementari.

Bene, come valorizzare un ragazzo così, come motivarlo dato che la mia materia era la più odiata di tutte… un percorso arduo e in salita, direte… invece NO!
Fortunatamente il buon senso mi ha dato una grande mano e senza saperlo avevo inconsciamente colto quegli elementi tipici di un neuro design particolare.
Era ovvio che con un soggetto così, la lezione frontale con lunghi tempi a sedere, lunghe interrogazioni alla cattedra e un apprendimento tradizionale della lingua non avrebbero funzionato.
Esercizi che richiedevano una modalità di pensiero lineare e consequenziale, ripetizioni di strutture simili erano una fatica assurda che impedivano l’apprendimento, e così ho alternato la didattica tra momenti di spiegazione orale, a momenti di visualizzazione, ma soprattutto con interventi semi-liberi dal posto.
Il mio focus e la valorizzazione dei risultati si sono concentrati più sulla collaborazione e le dinamiche interpersonali che sulla qualità della pronuncia, sulla capacità di esprimersi e farsi comprendere, che sulla precisione grammaticale e ortografica.
Neuro Agility Profile™
Se avessi avuto il tool di assessment Neuro Agility Profile avrei avuto la prova scientifica delle mie supposizioni.
Molto probabilmente Andrea presenta un neuro design di questo tipo:
- dominanza emisferica laterale relativa destra
- preferenza espressiva e emozionale
- profilo Counsellor, Strategist
- stile di elaborazione delle informazioni: mano sx, orecchio sx, occhi sx cablato con emisfero dx
- preferenza di apprendimento cinestesico e poi visivo
- preferenza di intelligenza cinestesica, interpersonale, bassissima preferenza linguistica e musicale.

Preferenze sensoriali di apprendimento
Questo mi dice che oltre a scrivere con la sinistra, cosa che non è naturale per la nostra direzione di scrittura, tenderebbe naturalmente anche a leggere da destra a sinistra: lo sforzo per scrivere e leggere da sinistra a destra ovviamente richiede un dispendio di energia che nella lettura di una lingua altra dalla madre, sicuramente rappresenta un ostacolo al flusso, addirittura può causare problemi di dislessia anche nella propria lingua.
Essendo probabilmente laterale dx ed espressivo, nonché decisamente cinestesico, aveva bisogno di muoversi, fare pause, ironizzare, esprimersi verbalmente anche in modo istintivo, e soprattutto entrare in relazione con me senza sentirsi giudicato, ma valorizzato per gli sforzi e i progressi compiuti. La scuola di tipo tradizionale non era decisamente a lui favorevole.
Risultati
Un po’ alla volta la spinta a superare se stesso è arrivata, il suo timore di sembrare poco “macho” con l’intonazione inglese è stato via via messo da parte perché io non gli ho dato più importanza, come invece facevo con altri.
È diventato un linguista? NO, ma con mio stupore mi ha seguito per 3 settimane in Gran Bretagna d’estate per approfondire la lingua e … per correre all’aperto come un pazzo dietro ai conigli!!!
Odio superato e come risultato un nuovo atteggiamento nell’apprendimento delle lingue.
Effettivamente la sua predisposizione e passione era rivolta più alla matematica applicata al movimento, nell’attività sportiva (giocatore di rugby), al lavoro in team e alle relazioni.
Provate ad immaginare se oggi si fosse trovato a dover apprendere con la didattica a distanza… buio totale.
Conclusioni
Alla luce di queste considerazioni, immaginate quanto più facile sarebbe una scuola e una didattica che, ancora più che fare test di ingresso nozionistici, mappasse il neuro design e la neuro-agilità degli studenti e su questa strutturasse i percorsi di classe e individuali.
Penso che varrebbe veramente la pena per la scuola e per le famiglie investire sull’assessment del Neuro-Agility Profile™ dei propri studenti/figli per permettere ad ognuno di esprimersi come più naturale e di ricevere input più favorevoli ad un apprendimento reale e a lungo termine.
E se vuoi capirne qualcosa in più, eccomi, non esitare a contattarmi!
