Apprendere ad Apprendere
“UFFA! Che fatica studiare, ma chi me lo fa fare?!”

Nella mia esperienza di studentessa, insegnante, mamma e coach ho detto e sentito ripetere questa frase mille volte che mi ha portato a riflettere, cercando di essere il più distaccata possibile.
“Che fatica studiare”: direi che è un dato fatto! Certo non uguale per tutti nell’intensità, ma sicuramente un’attività che richiede impegno, concentrazione ed energia, cioè uno sforzo orientato al raggiungimento di risultati attesi.
“UFFA!” e “CHI ME LO FA FARE?”: esprimono emozioni diverse (rabbia, stanchezza, delusione, senso di sfinimento, di inadeguatezza, bassa autostima, noia…) che possono derivare da molteplici fattori come impegno superiore ai risultati (R.O.I. negativo), scarsa motivazione, convinzioni limitanti, obiettivi non chiari e lontani dagli interessi personali, risultati non in linea con le aspettative proprie e/o altrui, …
Innanzitutto, parliamo di impegno
Da insegnante ho sempre dato la massima importanza all’impegno, nonostante il contesto sociale valorizzasse allora come oggi di più risultati, perché è in questo fattore che vedo la volontà e la capacità della persona di mettersi in gioco, di sfruttare al massimo il proprio potenziale (magari il potenziale +1), nel far germogliare il seme che porta in dote.
Mi spiego, se puoi 5, ti devo invogliare a raggiungere 5, poi anche 5+, devi fare tutto il possibile, spingerti oltre, ma non posso pretendere da te 6, o l’impossibile, o almeno non subito! Se puoi 10, lo stesso, cerca di arrivare a 10 e poi 10+/11.
Se riesco a dare allo studente, a mio figlio, a me stessa e a te genitore la possibilità di venir ricompensato per lo sforzo in modo giusto, equilibrato (Investimento-Ricompensa), potenzio la fiducia in noi stessi, creo una mentalità positiva (“Growth Mindset”) che favorisce la crescita e automaticamente apre spazio ad uno sforzo di livello superiore.
Ricordati che non funzionerà mai la frase: “Non sei capace, non ce l’hai fatta”, ma “Non sei ANCORA capace, non ce l’hai ANCORA fatta”, “Bravo, sei sulla strada giusta, manca ancora un po’, dai che ci siamo!!!”. La prima forma sottolinea il fallimento, la seconda evidenzia il processo, il progresso, una meta da raggiungere “raggiungibile”.
In questo mi sono trovata e mi trovo ancora spesso a discutere con i genitori che obiettano così: “Hai ragione, ma se facciamo così allora poi smette di impegnarsi” o “Allora mi dici che dobbiamo pretendere il minimo e fargli credere di essere un genio, poi come affronterà la vita?”, o ancora “Mi stai dicendo che mio/a figlio/a non ci arriva?”.
Niente di più lontano dal mio pensiero.
Dal potenziale alla competenza
Lavorando con studenti dai 12 anni in su in relazione alle scelte scolastiche e alle capacità che possono favorire un successo nel percorso di studi, ho potuto verificare la distanza esistente a volte tra il POTENZIALE determinato dal neuro-design del singolo e le COMPETENZE.
Grazie alle neuroscienze e al questionario Neuro Agility Profile (NAP) ho rilevato e misurato come, anche a fronte di grandi potenzialità, di un neuro-design flessibile, possono presentarsi difficoltà nell’apprendimento.
Sfortunatamente non è sufficiente avere il potenziale per apprendere, pensare, comprendere, agire …ecc
Il potenziale va allenato, affiancato all’acquisizione di conoscenze, esperienze, abilità che, consolidate e integrate, portano a livelli sempre maggiori di competenza.
Il punto è che spesso ciò che manca non è il potenziale, forse nemmeno i risultati, ma è AVER IMPARATO AD APPRENDERE!
Metodo di studio, questo sconosciuto
Il cosiddetto METODO DI STUDIO (o METODO DI LAVORO, analogo) è richiesto da tutti, ma da pochi conosciuto e ancor meno insegnato.
Individuare le strategie per trasformare una pagina di un libro in un “sapere” e poi in una “competenza” attivabile, non è un processo naturale, dovrebbe essere insegnato ancor prima e di più rispetto ai contenuti specifici.
Se insegno a leggere in modo efficace, a comprendere il testo, a fare le mappe mentali, a ritenere i concetti chiave e non a ripetere “a pappagallo” le pagine, a ricercare; se alleno ad una corretta gestione del tempo e organizzazione dei compiti; se stimolo la curiosità, la voglia di sapere, ecco allora do allo studente, al figlio, a me stesso la possibilità di affrontare le sfide dello studio, del lavoro, della vita, di superare le difficoltà e di raggiungere i risultati desiderati.
E per quanto riguarda i RISULTATI?
Pongo solo alcune domande per stimolare la riflessione. Risultati attesi:
- da chi?
- perché?
- quando?
- in che tempi?
- a quale costo?
- con quali ritorni?
Il “Come?” l’ho già spiegato prima.
Provate ad interrogarvi come genitori rispetto ai vostri figli, come studenti, come insegnanti rispetto al singolo alunno, e a mettere per scritto le risposte che forse diamo per scontate, ma poi tanto non lo sono.
Conclusioni
Avere chiara la meta, gli obiettivi, voler andare lontano, mirare in alto è legittimo, a volte anche doveroso.
Un solo suggerimento, ricordate che:
“Anche un viaggio di mille miglia inizia con un singolo passo” (Lao Tzu)
… e con il giusto equipaggiamento!
Si può affrontare qualsiasi sfida, ma ci vuole pazienza, allenamento, perseveranza, consapevolezza del proprio del potenziale e delle proprie risorse attive/attivabili.
Trovare il PROPRIO METODO DI STUDIO, apprendere ad apprendere, e poi volare in alto!!!
E se vuoi qualche informazione in più, eccomi, non esitare a contattarmi! Chiamami o scrivimi, senza alcun impegno!
